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Attraverso la cronaca passano le esperienze più universali dell’umano, attraverso il “qui” e “ora” della notizia torna a riaffacciarsi la preistoria mai tramontata di quello che è stato considerato impropriamente il “privato”, la “vita intima” – la nascita, la morte, la sessualità, l’amore, la maternità, la malattia, ecc. – e come tale confinato nel tempo immobile delle leggi naturali o nell’indicibile.
Storia e preistoria, nel momento in cui si sono profondamente modificati i confini tra privato e pubblico, dovrebbero mostrarsi nei nessi che li hanno sempre attraversati. Eppure, fenomeni di evidenti carattere culturale e politico, come il rapporto di potere tra i sessi, la violenza contro le donne, i femminicidi, continuano a essere trattati dai media come “cronaca nera”. Padri, madri, figli, schiavi, esclusi, nemici, giovani, spose, separati, sono figure di una drammaturgia antica, ed è proprio questa loro “inattualità” a riportarli in scena, a darci l’occasione di poterli interrogare e modificare.