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Letteratura espressa - Questo è il mio braccio
Letteratura espressa - Questo è il mio braccio-image

Dentro al mondo ci sono altri mondi, ficcati in modo tale che certe volte si vedono e certe volte no. Che tuttavia non esistono di meno. Halloween c’entra per nulla, pure se casca oggi; ma qualche mostro, qualche mostro fa capolino in questo brano proposto dalla direttrice di Letteratura Espressa e già apparso su Typee.

 

Questo è il mio braccio

 

In cortile c’è la pressa, con lo scirocco che cola glielo cedo tutto intero. Li guarderò seduto tra i panchinari, da noi una riserva deve solo aspettare la fine dell’ora. Il pancione che tenta di fare il brillante, qua, non per nulla incita sempre, prima di fischiare l’inizio, sfidatevi senza riserve. È la solita partitella, quattro e quattro otto sono pronti, a breve arriverà Puleo e comincerà a sputare per marcare il territorio. Sai la soddisfazione. E Kramer, che la prende ogni volta sul serio, fa già stretching. A osservarli tutti assorbiti dal gioco sembrano quelli che si trovavano al campetto della Zisa, il mercoledì sera. Intendo se fossero separati dal contesto, certo, certo. Eccolo Puleo. Tra i pali si annoia, me l’ha detto lui, ma calcia peggio di quel che crede e vogliono convincerlo di essere un buon portiere. Provo a figurarmelo alla luce del mattino, in cucina, con una mano sui seni della moglie e con l’altra segarglieli, poi procedere verso il ventre. Doveva essere poco avvezza a parare le coltellate, lei. Veramente ha usato un temperino, anche questo me l’ha detto lui, può fare miracoli un temperino in mani sapienti. Sarà stato un lavoraccio. E ora gli impongono la porta. Andava la lavabiancheria quel giorno in cucina, mi ha detto.

Al primo piano del quinto braccio ci scruta un secondino alla finestra. Si affaccia perfettamente ritto. Ecco Giò, lui ha un sinistro mica male. Giò è un ingresso recente, è buio in volto perfino quando segna. Non so perché sia tra noi, si vocifera che abbia tentato un furto e, giunta la pula, che abbia scagliato il piè di porco sulla tempia di un agente urlando porco, come se gli stesse restituendo un arto. Ma si vocifera di tutto, qui. Di Kramer so che è la sua terza volta, ha girato qualche istituto, sa solo spacciare ed è quel che tornerà a fare. Ha quarantotto anni, Giò ne ha venti e attende un processo a corto di speranze. Diaz, che non è il suo vero cognome, ha la bocca cucita o dimenticata in Perù, sappiamo che di donne ne ha visitate parecchie ma a loro parlava. Tacere gli conviene, un ematoma nuovo di zecca a settimana è sufficiente.

Il pancione fischia.

Dire che terza persona singolare suonava gradevole quando lo si ripeteva di fronte alla maestra per l’analisi grammaticale. M’illudevo fosse una questione di orecchio e magari invece era solo una responsabilità scampata. Quale che fosse il soggetto nella frase dell’esercizio, né io né tu eravamo tirati in ballo, ma qualcun altro. Ora mi compromettono: lui, lei, quella troia sono i nostri nomi. I secondini, il cappellano, le infermiere e gli altri detenuti parlano di noi, talvolta squadrandoci. Solo più tardi forse parlano con noi.

Lei ha lasciato a casa tre figli minori e chi può sapere se li rivedrà, un giorno. Quello è in crisi d’astinenza, il sudore espulso incollato addosso. Lui l’attende il buco, cinque notti. Quella è divorata dai rimorsi. Pulizia e polizia perché mai così rassomiglianti. Tutte le ore di ogni giorno i loro occhi appesi alla mia pelle. Lui oggi ha saltato il pranzo. Parlano di me? Sì, è di me che parlano, non si può mai esserne sicuri. Le loro pupille fisse sul corso delle mie dita, chi ci pensa più alle pippe.

In Svizzera mia madre non potevo portarla, me lo chiedeva da settimane. Ho ordinato un kit e trovato un medico che spingesse lo stantuffo. Pentothal e Norcuron, per sicurezza, speravo avesse più fortuna di quel poveraccio dell’Oregon. Si era svegliato vivo e sbigottito dopo tre giorni di coma. Lei è stata veloce. I venti secondi che vivrò per il resto dei miei, da scontare senza sconti.

 

Lucia Grassiccia

Lucia Grassiccia è nata a Modica (RG) nel 1986. Ha studiato all'Accademia di belle arti di Catania, dove ha fondato il webzine sperimentale Hzine. Per Prospero pubblica i romanzi Elevator (2013) e il recente La rivoluzione dei tarli (2018) e gestisce la rubrica di racconti Letteratura Espressa: racconti nel tempo di un caffè, della quale è uscita una raccolta antologica (2016). Suoi testi sono presenti in antologie edite da DeComporre, Rayuela e Fara, per cui è stata anche giurata per concorsi di narrativa.

Collabora con Artribune dal 2011. Arteterapeuta di professione, vive a Milano e nel 2015 ha contribuito a fondare l'associazione Germogli.