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Letteratura espressa - Istvan

La ricerca della luce, in qualche modo, riguarda tutte le storie che ci capita di leggere e che ci capita di raccontare. E riguarda questa storia in particolare. Affacciatevi alla finestra e provate ad assistere, come a un miraggio, alla sua alba densa di fatiche e speranze.

 

Istvan

 

L’unico sogno, di quell’ultima notte.

All’interno di una stanza Istvan è in piedi, come se stesse per andarsene, ma immobile con le mani abbandonate lungo i fianchi, le dita che tremano appena per effetto di uno sforzo prolungato. Il cadavere di un uomo di mezz’età si trova disteso poco distante sul pavimento, con gli occhi sbarrati rivolti verso il soffitto, alla ricerca di una salvezza che non ha trovato.

La pioggia che batte sui vetri, la sensazione schiacciante di non essere solo. Che diventa la certezza di trovarsi in pericolo.

Istvan fa un passo in avanti, silenzioso come se si muovesse su un tappeto di nebbia. E poi un altro, e un altro ancora. Una porta che si apre, sempre senza far rumore. “È un sogno” si ripete nella mente, mentre lascia la stanza per entrare in un corridoio.

In questo sogno si trova all’interno di un albergo. Tanto silenzioso che sembra disabitato, anche se lui sa che non è così. I suoi passi ovattati si arrestano. Non sente alcun rumore, ma percepisce la presenza di un altro uomo. Uno come lui, ma destinato a essere sempre contro di lui.

Istvan alza lo sguardo e lo vede. Nell’oscurità che lo circonda, in quelle tenebre che li uniscono come fratelli, lo riconosce. Non sa il suo nome, né da dove proviene, ma non è questo che importa. Conosce il motivo per cui è lì. In quel sogno, e nel futuro prossimo che lo aspetta.

“Così, sei tu” gli dice.

E poi Istvan riapre gli occhi. Si guarda intorno come per cercare quell’uomo, mentre la sua vista si riabitua subito alla luce che proviene dalla finestra. Il sogno è svanito dove la vita riprende. In un’altra notte, che però volge verso l’alba. Rossa, piena di promesse che si affacciano all’orizzonte.

Davanti a lui, Jelena sorride. Un volto perfettamente ovale, circondato da capelli neri, ricci e ribelli, dove spiccano occhi ruggenti, che sembrano avvisarti di quello che può accaderti se provi a ferirne l’animo. Jelena è stupenda, e Istvan non può fare a meno di sorriderle di rimando.

Lei gli si siede accanto sul bordo del letto, così leggera che quasi Istvan non si accorge che è proprio lei, e non un’illusione che inganna lo spirito stanco.

“Un nuovo sogno?” lei gli domanda. Sembra quasi invidiosa, perché è da alcuni giorni che non ne ha. Gli ultimi, però, erano stati illuminanti. Così preziosi da indirizzarli verso una nuova meta.

Istvan si limita ad annuire con un cenno del capo. È ancora confuso, e in parte turbato. Rivede davanti a sé quell’uomo, i tratti del suo volto che emergono dall’oscurità, vividi come se tratteggiati con la luce. E gli occhi… simili a due eclissi tormentate. Dentro i quali – Istvan lo aveva capito – si agita una forza inimmaginabile. E per questo molto pericolosa.

Paura. Per un attimo, Istvan sente proprio questo dentro di sé. Paura. Ma poi sorride ancora, con quel sorriso che sapeva confortare i suoi compagni oltre che se stesso: un po’ sfrontato, un po’ canzonatorio. Irridente verso la morte, come lo è verso la vita.

“Dove sono gli altri?” chiede a Jelena.

“Wojcek è uscito. Kirov invece è nell’altra stanza. Sai che a lui piace osservare il cielo quando la notte lascia spazio al giorno.” Jelena lo guarda ancora. Come se cercasse, almeno per una volta, di leggere nella sua mente insondabile. Ma non può farlo, perché non ha i suoi poteri. Così si limita a fargli un’altra domanda.

“Chi hai visto nel sogno?”

Istvan cerca alcune parole, ma dalle sue labbra non esce alcun suono. Poi sospira, mentre tira fuori un braccio dalle coperte per appoggiarlo tra la testa e il cuscino. Il suo sguardo si perde in un altrove sconosciuto, mentre riflette. La fronte alta è segnata da alcune lievi rughe, ma l’espressione del volto è serena.

Poi, all’improvviso, ritorna da dove era andato. E si volta verso Jelena.

“L’Omega” risponde semplicemente. Il suo sguardo indugia per qualche secondo sul viso preoccupato di Jelena, e poi se ne va verso la finestra, sul cielo arrossato dal sole nascente.

“Ho visto un altro pianeta oscuro. Che come me, attende l’arrivo della luce.”

 

 

Ygor Varieschi

nato e vive a Milano. Laureato in lettere, è scrittore per vocazione e per passione. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, Henry Wickham con la casa editrice LuoghInteriori, ma la sua fatica letteraria più recente e ambiziosa è 2090 (Prospero Editore). Ombre nelle tenebre, il primo dei tre volumi che compongono il romanzo 2090, è uscito nel 2017 e Istvan, protagonista del racconto che avete appena letto, è proprio uno dei personaggi principali. Leggete qui un altro brano di Ygor Varieschi per Letteratura Espressa.