I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

Rotate screen

La Casa Editrice

Chi Siamo Inviaci il tuo testo Concorsi Altri servizi Distribuzione Scrittojo Partner

catalogo

Autori

Cinzia Abis Silvia Accorrà Patrizia Argentino Sergio Baratto Gabriele Baroni Carla Benedetti & Giovanni Giovannetti Andrea Benussi Serena Bilanceri Marcello Bolpagni Francesco Bongiorno Giorgia Boragini Emiliano Brunetti Antonia Buizza Riccardo Burgazzi Matthias Canapini Marco Candida Paolo Caponetto Valerio Carbone Paolo Ceccarini Marta Chini Daniele Comberiati Carlo Conte & Andrea Cerasuolo Luca Cristiano Alessandro Dal Lago Isabella Fosca De Miro Ilaria de Seta Rosario Dipasquale Riccardo Donati & Nicola Turi Michele Emidi Marisa Fasanella Fabri Fiacca & Denis Venturi Valeria Fraccari Alberto Fumagalli Vincenzo Furfaro Liuba Gallazzi Roberto Garatti Elisabetta Garbini Costa Barbara Giuliani Lucia Grassiccia Gerardo Innarella Roberto Marri Marco Mastromauro Simone Mazza Nadia Meli Franco Monaca Riccardo Pelizzo Riccardo Pelizzo & Kinyondo Abel Giuseppe Perciabosco Marco Vinz Pinnavaia Paolo Vitaliano Pizzato Mario Pomilio Emilia Primicile Carafa Rosalia Pucci Gabriella Raimondi Claudio Roncarati Antonella Sica Stefania Signorelli Nivangio Siovara Maria Luisa Suprani Stefano Testa Vincenzo Turba Nicoletta Vallorani Ygor Varieschi Elvira Vigliano

Pubblica con noi

News

Premio di poesia Matteo Cristiano - Prima edizione

23 Maggio alle ore 18:00

Letteratura espressa - Il fiume in piena

16 Maggio alle ore 09:09

Letteratura espressa - Mattina, stazione

02 Maggio alle ore 10:25

Letteratura espressa - Il posto delle cose

18 Aprile alle ore 13:31

Siamo così indie

12 Aprile alle ore 10:20

Letteratura espressa: nuova stagione

08 Aprile alle ore 12:04

Dal letame non sempre nascono i fiori

07 Dicembre alle ore 10:00

Premio Gozzano 2017 a Valeria Fraccari

15 Ottobre alle ore 10:00

Presentazione ufficiale di Scrittojo a Chieti

05 Maggio alle ore 10:10

Eventi

Post

Letteratura espressa - Mattina, stazione

Due agosto, due stampelle, due binari. C’è chi sostiene che 2 sia molto più che il doppio di 1. Vedremo se ce lo confermerà questo fermo immagine su rotaie in un mattino di ordinaria, irripetibile, attesa.

 

Mattina, stazione

 

Quel giorno Marco non prese il treno.
Avrebbe dovuto partire dalla stazione del suo paesino di campagna (due binari soli, e una tettoia corta corta, che tanto, per di lì, treni lunghi non ne passavano quasi mai) con il Locale delle otto e cinquantadue per arrivare a Bologna alle dieci e venticinque.
Sempre che il treno non avesse accumulato ritardo.
L’orario era comodo, e gli sarebbe risultato comodo anche il fatto di arrivare sul primo binario, così non avrebbe dovuto salire e scendere le scale del sottopassaggio, visto che faceva molta fatica a camminare così conciato com’era, con le stampelle.
Sarebbe bastato che qualcuno (magari una bella ragazza, chissà) lo avesse aiutato a scendere gli scalini della carrozza, poi ce l’avrebbe fatta anche da solo a raggiungere il piazzale della stazione e a salire sull’autobus che lo avrebbe portato all’Istituto Ortopedico Rizzoli.
Ce l’avrebbe fatta da solo, anche con un menisco rotto.
Ma quel giorno Marco non partì.

 

Giulio e Serena erano seduti su una panchina della sala d’aspetto di seconda classe, e con loro una ventina di altri viaggiatori, ognuno in attesa della partenza del proprio treno: al caldo, che quella era un mattina proprio torrida, ma almeno erano seduti.

 

Antonio stava comperando una bibita in lattina e Gino, il barista “volante” del marciapiede numero uno gliela stava vendendo.

 

Salvatore e Giuseppe, due agenti della Polfer in servizio, facevano quello che, da sempre, fanno tutti gli agenti di Polizia Ferroviaria in servizio nelle stazioni: camminavano affiancati, a passo lento, volgendo intorno rapidi sguardi di controllo.

 

Franco stava leggendo il giornale, in piedi vicino all’imboccatura del sottopassaggio, Sandra e Marina si accingevano a scendere il primo scalino del sottopassaggio, dirette al binario sei.

 

Nell’aria già caldissima di metà mattino (“Scusi, mi sa dire l’ora?” “Sono le dieci e ventiquattro” “Grazie!”) Matteo, Filippo Gastone e Gaetano se ne stavano a fumare una sigaretta seduti sui loro sacchi militari, in attesa di ripartire, che  purtroppo la loro licenza era già finita.

 

Luca e Antonella si stavano baciando ormai da più di cinque minuti, un lunghissimo bacio di addio, e non ha importanza chi, dei due, stesse partendo.

 

La piccola Giulia piangeva, piangeva disperatamente perché voleva un gelato (“Ora basta, Giulia! Smettila di fare capricci!”) e la sua mamma non glielo voleva comperare.

 

Sergio stava seguendo da vicino (non troppo vicino, se no si accorge) un signore distinto che, certamente per il gran caldo, si era sfilato la giacca e se l’era gettata all’indietro su una spalla, che dalla tasca interna si vedeva spuntare il portafoglio.

 

Alberto, tradito dal motorino che aveva deciso di lasciarlo a piedi proprio a metà strada, arrivò trafelato in stazione dopo un lunga corsa a piedi, e si catapultò verso la biglietteria.

(“Accidenti, c’è anche coda! Scusi, scusi, mi fa passare, per cortesia? Grazie! Scusi, mi perdoni ma sto perdendo il treno! Grazie! Permesso, permesso… Firenze, seconda classe solo andata. Che binario, scusi? Binario uno, grazie. Si, lo so che sono già quasi le dieci e venticinque, ma se corro forse faccio ancora in tempo. Grazie!”). Prese il biglietto e il resto e si diresse a testa bassa verso il binario uno.

Correndo, urtò un uomo grasso che leggeva il giornale (“Scusi!!”), scansò di poco due che si stavano baciando e per poco non travolse una bambina piccola che piangeva disperatamente.

Due poliziotti gli lanciarono una rapida occhiata e lui accelerò la sua corsa quando vide, con la coda dell’occhio, il treno ancora fermo sul binario uno. (“Dai che ce la faccio!”).

 

Seduti ai loro posti oppure in piedi davanti ai finestrini aperti del treno fermo sul binario  (misericordia, che caldo che fa!), stavano tutti i passeggeri che non dovevano scendere a Bologna; quelli che dovevano salire in carrozza lasciavano “prima scendere”, quelli che a Bologna c’erano arrivati.

Tutti, tranne Marco, che quel giorno il treno non l’aveva preso perché, la sera prima, aveva ricevuto una telefonata (“Sono spiacente, ma il Professore è dovuto partire urgentemente per Parigi, per un consulto, e pertanto mi prega di comunicarle che il suo intervento è rimandato a fine mese. Se vuole essere così gentile da richiamare il Reparto dopo Ferragosto, le fisseremo una nuova data per il ricovero), accidenti a Parigi e al Professore, altri venti giorni con le stampelle, e con questo caldo!

 

Corse tanto, Alberto, che arrivò sul binario uno giusto in tempo, quando le dieci e venticinque erano passate da pochi secondi soltanto.
Giusto in tempo anche lui, come tutti gli altri.
Come da convocazione.

 

Stazione di Bologna, Due Agosto Millenovecentoottanta, mattina.

 

Marco Bottoni

 

(dalla raccolta Sullo stesso treno, Fara editore, 2006)

 

Marco Bottoni a Castelmassa (RO), oltre a curare i propri pazienti in qualità di medico, si dedica alla narrativa e al teatro. Tra le sue più recenti produzioni ricordiamo il romanzo Io e Marcellino (Montedit, 2013) e i testi teatrali Tu, lo conosci Gaber? (2013), Io, che sono un uomo inutile (Vincitore del Premio "Amici di Ron" 2017) e  Siamo (tutti) un po’ matti (2017) che lo portano a calcare diversi palchi italiani. È socio fondatore dell’Associazione Culturale Teatro Amatoriale Buoni & Cattivi. È possibile seguire parte della sua attività artistica attraverso questa pagina facebook.